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Terapista e Paziente


Terapista e Paziente

PAZIENTE: Il termine deriva dal latino patiens, il participio presente del verbo deponente pati, intendendo “sofferente” o “che sopporta”.

paziènte agg. e s. m. e f. [dal lat. patiens -entis, propr. part. pres. di pati «soffrire, sopportare»]. – 1. agg. a. Che ha la virtù (o la qualità) della pazienza

terapìa s. f. [dal gr. ϑεραπεία]. –
In medicina, studio e attuazione concreta dei mezzi e dei metodi per combattere le malattie

terapista [der. di terapia]. – Secondo elemento di parole composte della terminologia medica e paramedica, nelle quali indica chi esegue una pratica terapeutica: fisioterapista, massoterapista, ecc.

Nell’ambito di un contesto di aiuto (questo è quello che intendo per  terapia), la parola chiave è paziente.

Nella quotidianità terapeutica ci si scorda spesso del significato di questo termine: “Sofferente” o “che sopporta” .

Questo è l’aspetto principale che deve essere considerato da chi opera nell’aiuto agli altri.

Per fare ciò, occorre inevitabilmente che il terapista persegua un principio fondamentale nel suo operato:

Che ha la virtù (o la qualità) della pazienza”.

Solo ed unicamente così  si realizza  “….., studio e attuazione concreta dei mezzi e dei metodi per combattere le malattie”.

 

Non ho voluto fare ne’ della demagogia, tanto meno della retorica, ma credo che spesso ci si dimentichi nella quotidianità dei principi guida basilari, cioè partire dal presupposto che il disagio avvertito, di qualsiasi genere ed entità sia, abbia un’influenza a 360 gradi nella quotidianità del paziente.

Quotidianità che consente a pochi la possibilità di potersi ascoltare e quindi prendersi cura di sé; di approcciarsi al disagio come un amico che ci avverte che c’è qualcosa a cui rivolgere l’attenzione per risolvere la situazione, e non un nemico da scacciare in tempi fulminei.

Questo è l’aspetto principale nel ruolo del terapista: aiutare il paziente ad entrare in contatto con se stessi, ad aumentare la consapevolezza di sé.

Concetti che sempre più sentiamo ripetere o che leggiamo frequentemente nelle riviste.

Ma all’atto pratico cosa vogliono dire?

Occorre che un terapista, di qualsiasi settore sia, accompagni il paziente in questo cambiamento comportamentale, con suggerimenti, consigli, ma ancor prima con il suo operato.

Stilare un’anamnesi funzionale, ossia particolareggiata ed esplicativa, che comprenda i  vari aspetti della vita della persona, è il primo passo per iniziarlo al cambiamento.

Così facendo, nel mio operato, ho notato che ad ogni seduta i pazienti forniscono resoconti post-trattamenti della sintomatologia sempre più particolareggiati: il terapista ha indicazioni che finalizzeranno maggiormente la scelta terapeutica più consona ed efficace.

Fondamentale che ogni scelta terapeutica sia il frutto del dialogo TERAPISTA-PAZIENTE.